Good Luck Boris! Il Regno Unito non è mai stato così disunito

Il partito conservatore dei Tories vince in maniera schiacciante le elezioni del 12 Dicembre 2019. Il partito laburista subisce la peggiore sconfitta del post Seconda guerra mondiale. Tonfo Farage. L’ideatore della Brexit non prende nemmeno un seggio. Il trionfo scozzese e il mancato exploit degli unionisti nordirlandesi rivelano che la saga della Brexit ha ancora molto da dire.

View this post on Instagram

Thank you Britain 🇬🇧

A post shared by Boris Johnson (@borisjohnsonuk) on

Capello spettinato di trumpiana memoria, pollici alzati diventati ormai un tormentone e una cella frigorifera alle spalle, non casuale vista la passione per il cibo di un giornalista che per anni ha raccontato le istituzioni europee con spirito critico e coerenza, così riferiscono gli ex colleghi giornalisti. Stamattina dopo la notte insonne a seguire lo spoglio elettorale avrebbe detto ai suoi collaboratori : “Facciamo la Brexit, ma prima di tutto facciamo colazione”.

La vittoria schiacciante sembra ufficialmente dare a Johnson il mandato degli elettori ormai stanchi di mesi di trattative inconcludenti. “Let’s get Brexit Done”. Proprio questo lapidario slogan ha permesso a Johnson, un “conservatore compassionevole” alla Margaret Thatcher, di essere il candidato con le idee chiare, al contrario del principale avversario (l’unico? ndr) Jeremy Corbyn, fin troppo moderato in tema di Brexit. Un errore madornale e forse grossolano per un politico di grande esperienza che non ha saputo cogliere il nocciolo della questione di queste elezioni. Non tanto “Brexit o non Brexit”, ma piuttosto “quando la facciamo sta Brexit?”. La posizione ufficiale di Corbyn di rifare un nuovo accordo, e quindi rimettersi al tavolo a fare lunghe e poco fruttuose discussioni con Bruxelles, non è stata vista di buon grado nemmeno dal nucleo degli elettori laburisti, gli operai che anzi hanno messo la loro “x” sul simbolo dei tories per la prima volta nella loro vita. Boris Johnson ha un credito pesante nei loro confronti e dovrà cercare di non deluderli, pena la mancata realizzazione del suo progetto.

L’entusiasmo circonda il civico 10 di Downing Street per la prima volta dopo il putiferio scatenato da David Cameron quella notte del 23 giugno 2016, ormai così tanto lontana vista la densità di eventi politici in questi tre anni. Johnson rappresenta la fazione intestina dei Tories degli “hard brexiteer”, quella della Brexit a qualunque costo che gli inglesi hanno ormai scelto come definitiva. Il prezzo da pagare tuttavia non è così irrisorio. Bruxelles è stata dura nelle trattative. La Brexit si può fare a condizione che l’Irlanda del Nord resti nell’unione doganale dell’UE, un area commerciale di libero scambio, quindi sotto la forte influenza europea. Nei palazzi di Bruxelles si è ben a conoscenza che oltre l’Irlanda del Nord, il Regno Unito ha anche la questione scozzese che assume proporzioni ancora più preoccupanti. Il partito nazionale scozzese, volente un nuovo referendum sull’indipendenza da Londra, ha vinto 48 seggi su 60 nella terra delle cornamuse. Un messaggio chiaro. La Scozia vuole rimanere nell’Europa unita e separarsi dall’Inghilterra dopo 300 anni di storia passati insieme.

View this post on Instagram

Glasgow’s magnificent seven @thesnp MPs

A post shared by Nicola Sturgeon (@nicolasturgeon) on

Festeggiano abbracciati i 7 parlamentari eletti a Glasgow. In abito blu, la leader del partito Nicola Stargeon

Tuttavia, il vero sconfitto è Nigel Farage. Il suo elettorato è stato fagocitato da Johnson, abile comunicatore e non a caso giornalista di professione prima di servire il governo di Sua Maestà. Il leader del “Brexit Party”, ancora tutt’oggi membro del Parlamento Europeo, ha subito una sconfitta clamorosa e probabilmente segnerà la sua fine della carriera di politico. E’ l’unico ancora che non ha parlato alla stampa dopo lo spoglio e probabilmente la prima cosa che farà sara ritirarsi a fare il giornalista come prima del concepimento della sua creatura tanto amata.

Insomma, la Brexit sarà fatta. Ma quando? Rispondere con una data precisa è una scienza che va aldilà di ogni addetto ai lavori, forse più una scienza propria di maghi ed indovini. Il voto del 12 Dicembre ha ribadito una volontà tutta inglese di uscire dall’UE. “Inglese” si badi bene e non del Regno Unito, come spesso ci si confonde nel gergo comune. Purtroppo, le parole sono diverse e non sono sinonimi. A questo ci dovremo abituare. La “Brexit” è diventata ufficialmente “Englexit”.

Un passo è stato fatto, ma ne rimangono almeno un milione da fare e la saga della Brexit è solo agli albori. La più grande democrazia al mondo sta subendo una crisi istituzionale impensabile solo qualche anno fa. Di buono c’è da constatare che gli estremisti di qualsiasi tipo sono rimasti esclusi. Il cambiamento è lento, a volte veloce. Chissà come sarà nel caso della Brexit.

Raffaele Giustini

Il razzismo nel nostro calcio è insopportabile

La Serie A negli anni ’90 era un punto di riferimento per tutti gli altri campionati. Oggi non è più così. Gli insulti razzisti sono forse uno dei motivi della perdita di prestigio del nostro calcio? Assolutamente sì.

Ci risiamo. Un altro calciatore è stato vittima di cori razzisti. Questa volta è il turno di Romelu Lukaku. Agghiacciante, come direbbe il suo allenatore, il comunicato degli Ultras dell’Inter che vi lascio qui sotto.

“Ciao Romelu,

Ti scriviamo a nome della Curva Nord, si i ragazzi che ti han dato il benvenuto appena arrivato a Milano.

Ci spiace molto che tu abbia pensato che quanto accaduto a Cagliari sia stato razzismo.

Devi capire che l’Italia non è come molti altri paesi europei dove il razzismo è un VERO problema.

Capiamo che ciò è quello che possa esserti sembrato ma non è così.

In Italia usiamo certi “modi” solo per “aiutare la squadra” e cercare di rendere nervosi gli avversari non per razzismo ma per farli sbagliare. […]”

Curva nord inter

Della serie : ti chiamiamo scimmia non perché hai la pelle nera ed hai origini africane, ci mancherebbe. Ti insultiamo visto che sei così forte da meritarti gli insulti di tutti. Pertanto, rispondere agli insulti è una parziale ammissione di colpa. E attenzione non sono solo gli ultras a pensarla così. Lo stesso Leonardo Bonucci, difensore della Juventus, disse con parole diverse lo stesso concetto quando fu l’allora compagno di squadra Moisé Kean ad essere vittima dei cori.

Credo che la colpa sia 50 e 50. Kean ha sbagliato e la curva ha sbagliato.

Leonardo bonucci

Non diamo la colpa di questa becera usanza a qualche politico in voga. Nel 2010 fu il turno di Samuel Eto’o sempre a Cagliaritani. Sono episodi che accadono quasi regolarmente nel nostro calcio. Altro campione, altro giro.

I social sono un termometro della reputazione di un’azienda, la Serie A in questo caso. Ecco i commenti tipo di una testata giornalistica su facebook che ha tra i suoi fan diversi africani. La pagina “Goal.com” ha fans da tutti il mondo ed è uno specchio fedele del pensiero della maggioranza. Qui sotto ho raccolto alcuni commenti che raccontano bene quanto l’immagine della serie A sia compromessa da questo.

Questo è il post da cui ho preso i commenti

Da questo post si evincono due notizie. La prima è che i cori razzisti hanno una risonanza mediatica in tutto il mondo. All’epoca dei social, le notizie viaggiano più veloci della luce. Secondo. Il razzismo negli stadi alimenta un orgoglio africano e un disprezzo verso gli italiani e il calcio italiano.

Quali ripercussioni? Questi tifosi del calcio e orgogliosi di essere africani, come è giusto che sia, hanno una cattiva immagine delle Serie A. Probabilmente guarderanno sempre con meno interesse il nostro campionato tanto da chiamarlo “farmer’s league”, il campionato dei contadini. Così etichettano migliaia di “haters” nei loro commenti sotto l’ultimo risultato della Serie A.

Questo danno di immagine si tramuta in un danno economico per tutto il nostro sistema calcio. Crederci o meno, il calcio è un’azienda. E’ un business miliardario. I diritti tv sono senza dubbio il principale ricavo delle squadre di Serie A. Più un campionato è guardato in TV e più le squadre incassano.

Ricapitolando. Un danno d’immagine a seguito di insulti razzisti ad un beniamino del popolo africano significa meno interesse dei “consumatori” esteri della Serie A. Di conseguenza, meno persone guardano la Serie A e i diritti per trasmettere le partite sono venduti più a buon mercato. Indovinate chi ci perde? I proprietari delle squadre di Serie A, quelli che dicono che i “buu” e gli insulti come “scimmia” non sono insulti razzisti. Come ha fatto il proprietario e presidente della Lazio, Claudio Lotito.

Ridi ogni volta che puoi; E’ una medicina a buon mercato.

George gordon Byron

La Formula 1 diventerà a zero emissioni (nette) di carbonio

Il massimo campionato di automobilismo promette una svolta sostenibile. La nuova proprietà di Liberty Media, guidata dal magnate americano Chase Carey, vuole continuare la tradizione di innovazione e sviluppo tecnologico iniziata nel 1950.

La Formula 1 ha prodotto 256551 tonnellate di carbonio nel 2018. Di queste quasi la metà provengono dalla logistica, un quarto dal trasporto del personale e un quinto dalle fabbriche che producono i bolidi ibridi più efficienti al mondo. Le normali auto ibride in commercio sprecano il 70% dell’energia proveniente dal carburante contro il 50% dei prototipi della Formula 1.

Questi numeri giganteschi fanno capire quanto la sfida sia complicata. La nuova proprietà ha già dimostrato di innovare in altre occasioni. Il nuovo regolamento per il 2021 e l’abolizione delle “ombrelline” sono altre decisioni nella stessa direzione: cambiamento.

Chase Carey. Presidente della F1 e proprietario di Liberty Media. Scattata durante un esibizione delle auto F1 in pieno centro a Londra. Un’altra innovazione recente.
Foto di Eamonn M. McCormack/Getty Images Europe

Nei suoi 70 anni di storia, la Formula 1 è stata pionera di numerose tecnologie e innovazioni che hanno contribuito positivamente alla società e ridotto le emissioni di CO2

Chase carey

Da notare è la parola “nette”. Non significa che le auto non produranno in nessun modo carbonio. Significa che i metodi di produzione del carburante saranno diversi e i motori, oggi dette “Power Unit”, saranno più efficienti. Essere sostenibili non significa ridurre ogni impatto sull’ambiente, ma piuttosto compensare con un’azione positiva il danno arrecato. Ed ecco che la formula 1 si propone di sviluppare biocarburanti provenienti da rifiuti delle produzioni agricole e di animali, le biomasse.

La Formula 1 è un gigante tecnologico, mediatico e sportivo in grado di contribuire alla sostenibilità. E’ l’esempio perfetto di come politica, sport e sostenibilità vadano di pari passo e non siano disgiunte. La realtà è che ogni nostra azione è legata all’impatto che abbiamo nel futuro. Nei prossimi articoli cercherò di indagare ancora meglio il rapporto tra essere umano e sistema pianeta, molto di più dell’ambiente che ci circonda.

Raffaele Giustini

Analisi :L’ultimo tassello del governo giallorosso : Renzi lascia il PD

Matteo Renzi lascierà il PD ma non mancherà il suo sostegno al neonato esecutivo giallorosso. Una rottura a lungo preannunciata e cominciata da quel referendum costituzionale che gli costò il ruolo di premier. Chi ci ha guadagnato nel divorzio? Probabilmente tutti.

Il rottamatore è finito per essere rottamato dai suoi. Una rottura insanabile con i vertici del partito. Non certo una decisione sorprendente. E’ dal governo Gentiloni che non si parla che altro di una scissione di Renzi. Se poi aggiungete che le “sinistre” storicamente sono solite dividersi mentre le destre sono più compatte, come ha evocato in un tweet il ministro delle attività culturali Dario Franceschini, il gioco è fatto. E chissà che alcuni delusi di Forza Italia non confluiscano nel partito di Renzi. Sicuramente non ne farà parte l’altro grande scissionista, Carlo Calenda che ha idee politiche affini a Renzi, ma i due non si possono vedere. Ennesima dimostrazione che le simpatie personali contano di più delle idee politiche, come abbiamo visto tra di Maio e Salvini, che in realtà avevano ottimi rapporti sebbene i rispettivi partiti fossero al limite della sopportazione.

L’assenza di sottosegretari “toscani” non è stata di certo decisiva per la decisione di Renzi. Bolliva in pentola da un bel po’. L’ex primo ministro era completamente assente dai media nazionali ma su quelli esteri c’era eccome. Tra articoli e interviste sul New York Times, Renzi ha avuto un acceso dibattito con Marine Le Pen in prima serata sulla tv nazionale francese. Lo consiglio a tutti anche se non parlate francese. La mimica di Renzi parla da sola. Il tutto si può riassumere con ” Madame Le Pen Voi avete perso da Macron” e un “Sì, voi da Salvini”. Un cult. Casualmente un intervista di Repubblica era già in prima pagina la mattina seguente all’annuncio. Altra “coincidenza”. La notizia è stata data alle 11 di sera vicino alla chiusura dei giornali per avere la prima pagina. A quell’ora si scrivono le ultime notizie e circa alle 11.30 si manda in stampa in giornale per il giorno dopo. Come se non bastasse stasera Renzi sarà ospite di Porta a Porta in prima serata su Rai 1. Troppe coincidenze per pensare a una decisione istintiva. Il neo partito di Renzi, sono curioso del nome scelto, avrà un ruolo fondamentale nel neo-esecutivo e potrà essere decisivo nella nuova legge elettorale e nell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica nel 2022. Insomma, Matteo Renzi è tornato attivo anche in Italia.

” Madame Le Pen, vu ne comprend rien del Itali. C’est la costtitussion Italienn Madame le Pen!” Apprezzabile il tentativo in lingua Matteo.

Sul fronte PD c’è delusione, ma non disperazione. Zingaretti ha consolidato il ruolo di “garante” del partito. Mentre sembra sempre più leader politico Dario Franceschini. Il PD subisce l’ennesima scissione dopo quella di Speranza e Bersani. Avrà il compito oneroso e doveroso di governare in un clima non certo disteso e non certo per colpa di Renzi, ma per il difficile contesto globale. La frenata dell’economia tedesca è un pessimo segnale. I rendimenti così bassi dei titoli di stato sono un segnale che una crisi economica è alle porte. Se investire in uno dei paesi col debito pubblico più alto dell’eurozona è giudicato sicuro dai mercati, figuratevi che razza di aria tira.

Nei 5Stelle chi può dirsi soddisfatto è Luigi Di Maio. Ha un ruolo di prim’ordine alla Farnesina e la sua leadership non sembra messa in discussione dal protagonista del ribaltone di governo, Giuseppe Conte.

Chi veramente esce sconfitto dal proprio autogol è Matteo Salvini. Lo ammiro per il suo mordente e per la perenne campagna elettorale. Però nella Lega non parla nessuno. Ci si limita alle solite sferzate ai concorrenti per il voto di Salvini per bocca di chi? Sempre e solo Salvini che non cessa la sua perpetua attività di autopromozione. La Lega non sembra così compatta come affermava Giancarlo Giorgetti, ex sottosegretario del governo giallo-verde e vero “manovratore” del partito. Insomma continua con la sua dialettica populista-nazionalista alla Putin. Si sa, dai prati di Pontida al Cremlino di Mosca è un attimo.

Insomma la politica italiana è destinata a girare intorno ai “Matteo”. Vedremo cosa succederà. I colpi di scena non mancheranno ed è solo l’inizio.

Raffaele Giustini

Luca Morisi : il genio che ci vende Salvini

La presenza nei social media è fondamentale per aumentare e coltivare il consenso per qualsiasi politico. Il migliore a cogliere il cambio dei paradigmi della comunicazione è senza ombra di dubbio Matteo Salvini. Ma forse non sapete la storia di Luca Morisi, il genio dietro ogni post del “Capitano”.

Chi è Morisi? Non è un politico, ma un esperto di comunicazione affetto da “salvinismo”, come lui stesso si descrive nella sua didascalia della foto del profilo. (Link qui sotto per vedere a cosa mi riferisco).

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10202281647429935&set=a.1569392882089&type=3&theater

Laureato in filosofia all’Università Di Verona, Luca Morisi è il comandante di tutte le operazioni di marketing politico del profilo su Facebook più chiacchierato in Italia. Sua è l’idea del “Vinci Salvini”, una gara tra gli utenti dal “mi piace” veloce con un premio consistente in una foto con Salvini poi ripostata direttamente sulla pagina del leader del Carroccio. Il sogno di qualsiasi “fan“.

La parola “fan” è tremendamente adatta a descrivere il rapporto di Salvini coi suoi elettori. Il segreto è coinvolgerli tanto da renderli dei fan, quasi degli ultras. Il concorso “Vinci Salvini” è solo la punta dell’Iceberg. Il continuo utilizzo di toni apparentemente pacati e distesi, l’utilizzo di vezzegiativi e lo smile a terminare qualsiasi post di Salvini incentivano il malessere di chi non la pensa come Salvini.

Lo scopo dei post non è cementificare il consenso verso chi già conosce il brand “Salvini”. Al contrario, l’obiettivo è “pescare” quanti più “hater” possibile. Gli “hater” sono gli utenti che lasciano commenti negativi sotto i post. Fatevi un giro sui post di Salvini. I commenti con più “mi piace” sono quelli che contraddicono o ancora meglio insultano Salvini. Ed ecco che entra in gioco un’altra variabile fondamentale. L’algoritmo. Un algoritmo stupido aggiungerei. L’algoritmo, una sequenza di calcoli e parametri che sceglie cosa farci vedere nella nostra “homepage”, non guarda tanto al contenuto tanto quanto al numero di “mi piace” e a quanto questi “like” crescano velocemente. Ed ecco che Salvini è nelle “homepage” degli amici degli amici dell’hater che ha commentato e rigettato il proprio disprezzo. Si potrebbe riassumere il tutto con : “Tanti nemici, tanta gloria”.

Più sei odiato e più sei conosciuto, questa è la formula dei social media. Non a caso i partiti di estrema destra e anti-sistema hanno delle cifre da capogiro, rispetto ai classici partiti, PD tanto per citarne uno. Salvini come Trump con i suoi tweet e post, al limite del razzismo e xenofobismo, è riuscito da perfetto sconosciuto a diventare il “marchio” più appetibile per gli elettori americani. Insomma si può dire senza paura, Facebook ha favorito gli estremisti. Non è un caso che Zuckerberg abbia annunciato un ritorno alle origini di Facebook. Maggiore visibilità agli amici e meno ai politici insieme ad un cambio radicale dell’algoritmo di cui Luca Morisi è il migliore interprete in Italia.

Ho molte altre analisi pronte sulla comunicazione politica dei partiti in Italia. Potrei decidere di farne uscire un’altra. Magari mostrandovi nel dettaglio la semiotica della “Bestia”. Chi pensa che Salvini appaia come virile e potente dai suoi post, sbaglia di grosso.

Concludendo come farebbe Morisi vi dico. A presto amici, condividete!

Raffaele Giustini

Ciao. Mi presento.

Ciao a tutti. Non so bene come esordire in un blog. E’ la prima volta che ne scrivo uno. Ma so scrivere da quando ho 6 anni. Al liceo riuscivo a strappare un modesto 7 al tema di italiano e solo il correttore automatico mi impedisce di fare i miei strafalcioni ortografici che la mia maestra Betti delle elementari era solita correggere. Tuttavia siamo in un’epoca dove scrivere e diventare “imprenditori di sé stessi” è così facile. Quindi perché non mettersi alla prova in questa epoca dove tutto è così facile. Basta un click. Et voilà. Un sito web gratuito dove si può scrivere qualsiasi tipo di riflessione personale, analisi e persino qualche cavolata. Magnifico.

Questo Blog vuole essere un quaderno che condivido con Voi in cui racconto le mie passioni. La politica e lo sport. La politica nasce dagli studi. Sono uno studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Bologna. Che bravo ragazzo studioso, starete pensando. E invece no. L’altra passione non nasce dai libri ma nasce dal divano di casa. E’ proprio lì che passo la Domenica a guardare tutto il palinsesto sportivo di tivù pubbliche e private. In particolare, trovo il motorsport meglio di qualsiasi serie tivù. Due hobby sono già troppi. Ai miei amici dico sempre che avrei bisogno di due vite per raccontarvi con la stessa passione anche le serie tv.

Ciao!

Mi chiamo Raffaele Giustini. Sono nato a Bologna il 21 Marzo 1998. Preciso le mie generalità subito, cosicché se qualcuno volesse querelarmi, può farlo senza problemi.

Chi me la fa fare di scrivere un blog?

  • Voglio imparare ad utilizzare WordPress e non mi dispiacerebbe diventare un giornalista. Sembra figo.
  • Voglio raccontare lo sport, la politica, così come la vedo io. Se tu la vedi in modo diverso e commenti, è anche meglio.
  • Lo faccio gratis, pura passione. Sono giovane. Per fare quello che dicono gli altri per soldi, c’è tempo.

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora