Il razzismo nel nostro calcio è insopportabile

La Serie A negli anni ’90 era un punto di riferimento per tutti gli altri campionati. Oggi non è più così. Gli insulti razzisti sono forse uno dei motivi della perdita di prestigio del nostro calcio? Assolutamente sì.

Ci risiamo. Un altro calciatore è stato vittima di cori razzisti. Questa volta è il turno di Romelu Lukaku. Agghiacciante, come direbbe il suo allenatore, il comunicato degli Ultras dell’Inter che vi lascio qui sotto.

“Ciao Romelu,

Ti scriviamo a nome della Curva Nord, si i ragazzi che ti han dato il benvenuto appena arrivato a Milano.

Ci spiace molto che tu abbia pensato che quanto accaduto a Cagliari sia stato razzismo.

Devi capire che l’Italia non è come molti altri paesi europei dove il razzismo è un VERO problema.

Capiamo che ciò è quello che possa esserti sembrato ma non è così.

In Italia usiamo certi “modi” solo per “aiutare la squadra” e cercare di rendere nervosi gli avversari non per razzismo ma per farli sbagliare. […]”

Curva nord inter

Della serie : ti chiamiamo scimmia non perché hai la pelle nera ed hai origini africane, ci mancherebbe. Ti insultiamo visto che sei così forte da meritarti gli insulti di tutti. Pertanto, rispondere agli insulti è una parziale ammissione di colpa. E attenzione non sono solo gli ultras a pensarla così. Lo stesso Leonardo Bonucci, difensore della Juventus, disse con parole diverse lo stesso concetto quando fu l’allora compagno di squadra Moisé Kean ad essere vittima dei cori.

Credo che la colpa sia 50 e 50. Kean ha sbagliato e la curva ha sbagliato.

Leonardo bonucci

Non diamo la colpa di questa becera usanza a qualche politico in voga. Nel 2010 fu il turno di Samuel Eto’o sempre a Cagliaritani. Sono episodi che accadono quasi regolarmente nel nostro calcio. Altro campione, altro giro.

I social sono un termometro della reputazione di un’azienda, la Serie A in questo caso. Ecco i commenti tipo di una testata giornalistica su facebook che ha tra i suoi fan diversi africani. La pagina “Goal.com” ha fans da tutti il mondo ed è uno specchio fedele del pensiero della maggioranza. Qui sotto ho raccolto alcuni commenti che raccontano bene quanto l’immagine della serie A sia compromessa da questo.

Questo è il post da cui ho preso i commenti

Da questo post si evincono due notizie. La prima è che i cori razzisti hanno una risonanza mediatica in tutto il mondo. All’epoca dei social, le notizie viaggiano più veloci della luce. Secondo. Il razzismo negli stadi alimenta un orgoglio africano e un disprezzo verso gli italiani e il calcio italiano.

Quali ripercussioni? Questi tifosi del calcio e orgogliosi di essere africani, come è giusto che sia, hanno una cattiva immagine delle Serie A. Probabilmente guarderanno sempre con meno interesse il nostro campionato tanto da chiamarlo “farmer’s league”, il campionato dei contadini. Così etichettano migliaia di “haters” nei loro commenti sotto l’ultimo risultato della Serie A.

Questo danno di immagine si tramuta in un danno economico per tutto il nostro sistema calcio. Crederci o meno, il calcio è un’azienda. E’ un business miliardario. I diritti tv sono senza dubbio il principale ricavo delle squadre di Serie A. Più un campionato è guardato in TV e più le squadre incassano.

Ricapitolando. Un danno d’immagine a seguito di insulti razzisti ad un beniamino del popolo africano significa meno interesse dei “consumatori” esteri della Serie A. Di conseguenza, meno persone guardano la Serie A e i diritti per trasmettere le partite sono venduti più a buon mercato. Indovinate chi ci perde? I proprietari delle squadre di Serie A, quelli che dicono che i “buu” e gli insulti come “scimmia” non sono insulti razzisti. Come ha fatto il proprietario e presidente della Lazio, Claudio Lotito.

Ridi ogni volta che puoi; E’ una medicina a buon mercato.

George gordon Byron

Pubblicato da Raffaele Giustini

Gli spaghetti alla Bolognese non esistono, ma questo blog sì. Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche all'Università di Bologna. Passione per i motori sconfinata. A Bologna non poteva essere altrimenti.

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