Il massimo campionato di automobilismo promette una svolta sostenibile. La nuova proprietà di Liberty Media, guidata dal magnate americano Chase Carey, vuole continuare la tradizione di innovazione e sviluppo tecnologico iniziata nel 1950.
La Formula 1 ha prodotto 256551 tonnellate di carbonio nel 2018. Di queste quasi la metà provengono dalla logistica, un quarto dal trasporto del personale e un quinto dalle fabbriche che producono i bolidi ibridi più efficienti al mondo. Le normali auto ibride in commercio sprecano il 70% dell’energia proveniente dal carburante contro il 50% dei prototipi della Formula 1.
Questi numeri giganteschi fanno capire quanto la sfida sia complicata. La nuova proprietà ha già dimostrato di innovare in altre occasioni. Il nuovo regolamento per il 2021 e l’abolizione delle “ombrelline” sono altre decisioni nella stessa direzione: cambiamento.

Foto di Eamonn M. McCormack/Getty Images Europe
Nei suoi 70 anni di storia, la Formula 1 è stata pionera di numerose tecnologie e innovazioni che hanno contribuito positivamente alla società e ridotto le emissioni di CO2
Chase carey
Da notare è la parola “nette”. Non significa che le auto non produranno in nessun modo carbonio. Significa che i metodi di produzione del carburante saranno diversi e i motori, oggi dette “Power Unit”, saranno più efficienti. Essere sostenibili non significa ridurre ogni impatto sull’ambiente, ma piuttosto compensare con un’azione positiva il danno arrecato. Ed ecco che la formula 1 si propone di sviluppare biocarburanti provenienti da rifiuti delle produzioni agricole e di animali, le biomasse.
La Formula 1 è un gigante tecnologico, mediatico e sportivo in grado di contribuire alla sostenibilità. E’ l’esempio perfetto di come politica, sport e sostenibilità vadano di pari passo e non siano disgiunte. La realtà è che ogni nostra azione è legata all’impatto che abbiamo nel futuro. Nei prossimi articoli cercherò di indagare ancora meglio il rapporto tra essere umano e sistema pianeta, molto di più dell’ambiente che ci circonda.
Raffaele Giustini
